giovedì 4 gennaio 2018

La struttura misteriosa nel mar Baltico.


Nell’anno 2012 la “Ocean Team X”, che si occupa dell’avvistamento di relitti marini nelle profondità del Mar Baltico. si è imbattuta in una scoperta che ha dell’inspiegabile: un oggetto adagiato sul fondale, del diametro di 180 metri, altezza dodici metri, spesso otto metri, sormontato alla base da una cupola del diametro di 60 metri con altezza di 4.

La struttura è circondata da dei comignoli fuligginosi, e ha una scia che corre per quattrocento metri. Stefan Hogenborn, sommozzatore dello staff con più di seimila immersioni alle spalle sostenne, sbalordito, di non essersi mai trovato dinanzi ad una cosa del genere. Allo stato dei fatti non si può affermare quale sia la natura dell’oggetto. Di creazione umana o geologica? Sopratutto, se fosse qualcosa di non terrestre?

Percorrendo la via degli indizi potremmo sfatare lo scetticismo, che si è naturalmente creato in merito all’ultima ipotesi. La notizia del ritrovamento di quest’oggetto non ha avuto largo seguito, vista la particolarità nel suo genere. Come mai i governi degli stati che si affacciano sul Mar Baltico, non hanno approfondito lo studio del reperto dal punto di vista geologico, insistendo essi stessi sull’attribuzione di tale natura all’oggetto? Come può una struttura di formazione geologica avere una forma perfettamente liscia, curva ed al suo interno dei corridoi?


Soprattutto, come può uscire del fuoco da una pietra? Tra le ipotesi che riguardano l’origine dell’oggetto non identificato, volendo sorvolare sull’attribuzione della natura extraterrestre, e nello specifico di una nave spaziale inabissatasi, c’è chi sostiene che possa trattarsi di una nave progettata nel diciannovesimo secolo da Andrew Popov. Questa, sarebbe stata destinata ad essere una perfetta piattaforma per artiglieria, rivelatasi poi un fiasco. Altri sostengono possa essere un bunker costruito dai russi, magari in tempi non troppo lontani.

Kaoru Nakamaru, visionaria e principessa del Giappone


Kaoru Nakamaru è la nipote del Meiji, l’imperatore del Giappone. Nata nel 1937, si è specializzata alla Columbia University in politica internazionale, e dagli anni settanta ha cominciato la carriera giornalistica che l’ha portata alla fama mondiale, anche per aver intervistato personaggi come Saddam Ussein ed il colonnello Gheddafi. Nel 1973 è stata celebrata dalla famosa rivista americana “Newsweek” come la miglior giornalista mondiale, ed a tutt’oggi è considerata come donna dalle grandi doti intellettuali ed umane.

Nel 2011 la principessa Nakamaru rilasciò un’intervista il cui contenuto riguardava gli ultimi giorni dell’anno 2012, e la profezia millenaristica che intorno ad esso gravitava. Quanto raccontò sarebbe stato frutto dell’illuminazione avuta da Kaoru Nakamaru con l’apertura del terzo occhio. Secondo la religione Buddista e le filosofie orientali, il terzo occhio è un chakra che corrisponde alla ghiandola pineale (detto anche occhio atrofizzato) che si aprirebbe per mezzo di percorsi spirituali e di meditazione, rendendo il soggetto capace d’intuire una realtà non direttamente visibile a tutti, aprendo così la potenzialità della veggenza insita in ognuno di noi. Questo concetto è presente in numerose dottrine misteriche e nella Massoneria, che raffigura il terzo occhio racchiuso in un triangolo per rendere omaggio all’antica, dai più dimenticata, religione universale. La Principessa sostiene che, avendo acquisito la chiaroveggenza, è entrata in contatto con una civiltà extraterrestre che si è stanziata al centro della Terra. Tali entità le avrebbero rivelato che stiamo passando alla quinta dimensione.

Il “Governo Ombra” (forse il Governo Unico Mondiale), conscio del fatto che staremmo per approdare a cambiamenti che potrebbero avere portata catastrofica, starebbe costruendo delle città sotterranee in diversi luoghi del mondo tra cui Svizzera, Norvegia ed Australia dove potrà mettersi in salvo una  elite di 10.000 persone, che di certo non comprenderà semplici cittadini.


Strutture analoghe ai nuraghi anche nel nord Europa e nel nord America: i Broch


La Sardegna è sempre stata un crocevia di conquistatori, che dal neolitico hanno reso l’isola una terra di conquista. Questo è il messaggio che tramanda la storia ufficiale. Tuttavia, siamo davvero convinti che quest’affermazione corrisponda al vero? A quanto pare no! Lo studioso Fabio Garuti si oppone fermamente alla storia ufficiale che, per motivi di opportunità, ha condannato il popolo sardo ad un ruolo marginale, in quello che fu il panorama storico dal neolitico in poi, dei popoli che si affacciavano sul mediterraneo.

Nel saggio intitolato “Sardegna, pagine di archeologia negata”, l’autore sconfessa il credo storico ufficiale, per abbracciare le vie della storia eretica, quella ignorata dai più, quella ritenuta spuria, sacrilega e frutto di stravaganza moderna. La teoria di Garuti si sofferma sull’analisi d’incontestabili fatti del passato, censurati all’opinione pubblica. Parrebbe che la civiltà dei Nuraghi, sviluppatasi nella nostra isola, secondo la storia ufficiale, dall’età del bronzo fino a circa duecento anni prima di Cristo, non fosse un popolo di cavernicoli soverchiati dal potere di Roma, né un popolo forgiato dalle incursioni fenicie che dilagavano nei territori mediterranei.

L’occultamento storico inizierebbe già da Erodoto, il più grande storico di tutti i tempi, del tutto disinteressato a parlare di un grande popolo, quello sardo, che raggiunse il suo apogeo mille anni prima del suo tempo, una civiltà, oltretutto, distante dai canoni ellenici. Anche gli storici romani non nutrirono particolare simpatia per la civiltà sarda, di cui evidenziarono i lati negativi sicuramente per non vedere messa in ombra la sempre glorificata Romanità, da una cultura molto più antica. Ciò a maggior ragione sarebbe vero se la civiltà sarda fosse stata plasmata da un popolo del nord Europa che aveva avuto sede in un territorio, la Scozia, che i romani non conquistarono mai completamente.

La vera storia comincia con quanto tramandatoci dalle Lettere di Amarna, tavole in scrittura cuneiforme rinvenute nell’omonima città egiziana, sul finire del XIX secolo. Questa corrispondenza risale al regno del Faraone Akenathon, colui che intorno al 1500 a.C. instaurò il monoteismo. In esse è racchiusa una richiesta d’aiuto all’imperatore da parte dei governatori delle provincie cananee, interessate in quel periodo da scorribande da parte di stranieri. Tra questi ci sarebbero stati anche i sardi, una forza militare di tutto rispetto, tanto poderosa da mettere in crisi lo stesso Faraone che poi, dopo esser riuscito a sconfiggerli, li arruolò tra le proprie schiere come mercenari. Esiste un reale collegamento tra sardi e nord europei e, se a questa domanda rispondiamo positivamente, da cosa si può desumere?

I Nuraghi sarebbero la risposta. La storia ufficiale ci tramanda queste costruzioni come se fossero presenti unicamente in Sardegna. A quanto pare non sarebbe così: strutture analoghe vi sarebbero anche nel nord Europa e nel nord America. Non solo: ci sarebbe un collegamento storico e logico tra le costruzioni nuragiche, le piramidi egizie, le piramidi a gradoni del Messico e le altre strutture megalitiche disseminate un po’ ovunque nel mondo, ma poco conosciute ai più.

La Sardegna sarebbe stata un quadrivio di conoscenze tanto antiche da far da ponte tra la nostra civiltà e quella più antica delle piramidi. Nel nord della Scozia e soprattutto nelle isole Orcadi e Shetland, sono presenti strutture identiche ai Nuraghi. Essi sono i Broch e i Dun, stessa forma tronco conica misteriosamente allargata verso l’alto. Identici, come identiche sono le piramidi di Giza, di Teotihuacan e di Xian in Cina.

Brano tratto dal libro “Appunti sul mistero” di Andrea Governi

Presentazione

“Appunti sul mistero”   ci guiderà tra i grandi enigmi dell’umanità, concepiti sin dai suoi albori. Da dove veniamo, chi ci ha creato,...